Il cuore dell'esperienza

Quando decidiamo per la prima volta di intraprendere il nostro exchange year, non sappiamo davvero su cosa si baserà prevalentemente. Forse l’idea già ci piace perché è un enigma, ma non è sempre una di quelle cose che tramite l’immaginazione può farci realizzare che sarà un’esperienza che calzerà a pennello. È un qualcosa di troppo complesso per darci l’immediata certezza della nostra approvazione. Esistono persone naturalmente più sicure di altre, più o meno decise e con idee più o meno chiare. Probabilmente alcuni che hanno bramato così pazzamente l’esperienza staranno vivendo un’euforia indescrivibile, ma con momenti oscuri, come tutti. Alcuni si saranno trovati impreparati, stupiti, forse scioccati dalla loro reazione a quello che la loro esperienza realmente è. Ma la sensazione di un’apparente impreparazione è naturale, è ciò che accade quando ci accingiamo a compiere qualcosa di diverso. Quanti diversi sentimenti stiamo vivendo? Migliaia, forse. Questo è ciò che più ci accomuna. Tuttavia, stiamo vivendo esperienze diverse, e ognuno sta lottando contro qualcosa, che potrebbe essere lo stesso avversario, o potrebbe essere l’opposto. Ognuno possiede qualità e sfide che qualcun altro non ha, così si spiega l’unicità della nostra esperienza. E i più e i meno di ogni individuo presente in questo mondo.

Riflettiamo per un attimo: quali sono le nostre aspettative adesso? Quali erano nel momento in cui ci siamo seduti nel primo aereo? Perché siamo felici? E se non è così, perché non lo siamo? Dovremmo riflettere sulla complessiva esperienza e alla fine domandarci: quale è il cuore dell’esperienza? Perché esattamente, mi trovo qui? Forse pensavo che fosse qualcosa come una vacanza di un anno a Las Vegas o che fosse tutto perfetto come accade nei film, che mi trovassi da subito con la gente più “importante” della scuola e circondato da cheerleaders che mi idolatrassero.

O che la mia famiglia avesse ville con piscina, che viaggiasse ogni fine settimana, o, ancor prima di essere scelto, che avrei vissuto in una casa vista mare a Venice Beach o Daytona Beach. I viaggi, le esperienze, le uscite, saranno certamente una parte fondamentale della nostra esperienza, che contribuirà alla nostra felicità. E se visitassimo Hollywood, il Grand Canyon, Miami, probabilmente gli occhi ci brillerebbero. Sicuramente.

Niente di tutto questo è però il cuore reale dell’esperienza. Visto che questo è un exchange year, è, appunto, un anno, e in un anno accade tanto. Troppo per sembrare tutto così bello, facile, prestante. Il cuore reale dell’esperienza è lo scambio di culture, di idee, la sperimentazione, ovviamente, ma essa non è sempre sinonimo assoluto di bellezza e serenità.

Probabilmente, il più grande motivo per cui i viaggi ci affascinano, è proprio perché il viaggio è una porzione di felicità di cui abbiamo bisogno per arricchire la nostra capacità di sognare ed osservare il mondo. Ne necessitiamo periodicamente perché dobbiamo mettere in pausa la vita quotidiana e rigenerarci. Ma un viaggio è soltanto un sottoinsieme grandioso della nostra esperienza. Nel nostro cuore dell’esperienza lottiamo con noi stessi, impariamo a resistere e a fronteggiare i problemi con l’ottica di un’altra cultura. Siete qui, e col tempo, forse inconsapevolmente, la parte americana, o proveniente da qualunque sia il vostro stato dell’esperienza, della vostra anima vi salverà. Nonostante tutto. Lo scopo primario della nostra famiglia ospitante è trasferirci un nuovo modo di approcciarsi alle cose. Aprirci a un nuovo modo di vedere le cose, questo ci rende forti. Siamo qui per diventare più forti, e avremo bisogno di resilienza per questo, e dopo aver fronteggiato i problemi, probabilmente ne acquisiremo dell’altra.

Le difficoltà, inevitabilmente, saranno presenti in ogni esperienza, ma dovremo essere bravi a superarle. Ciò che otterremo sarà grandioso: una parte del nostro cuore sarà occupata da una nuova identità. Potremmo non ancora sentirci a nostro agio, potrebbe non piacerci il nuovo modo di vivere, ma questo è soltanto l’inizio, e abbiamo bisogno di tempo.

Perciò, non guardiamo questa magnifica esperienza come una vacanza al mare. Sarebbe come pretendere che un anno di vita nel nostro paese di provenienza dovesse esattamente somigliare ad un bellissimo viaggio. Riflettete a tutto ciò che vi è accaduto nell’arco di un anno nella vostra nazione. Troverete gioie e dolori, e ricorderete ciò che dopo avete acquisito. Adesso vi trovate nuovamente a resistere, ma in un luogo nuovo e tenendo testa ad ostacoli nuovi. Ricaverete il doppio e avrete carte e competenze da giocarvi che altri, non avendo vissuto tutto ciò, non avranno.

Amiamo l’Odissea, ma lo facciamo nonostante Odisseo non viaggi sempre con il vento a favore, e debba sfidare la tempesta prima di approdare all’isola dei Feaci.

Cerchiamo di interpretare la nostra esperienza in questo modo.

Via al nuovo mondo!

Marco

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