L'adattamento

Dopo la consapevolezza del momentaneo abbandono della propria usuale vita, città, della gente e dopo qualche pianto, ciò che per mesi avevamo sognato, immaginato in svariate manifestazioni, scene della nostra futura vita quotidiana, il momento finalmente arriva. Addio alle ipotesi e si entra in scena. Questo passaggio è un pò come un gladiatore che si appresta a lottare per la prima volta, ma non sa che cosa proverà sino ad un minuto prima che le porte si aprano e sarà catapultato nell'arena. Non è un paragone molto omogeneo, ma basta per rendere l’idea a sufficienza.

L’adattamento è probabilmente la parte più dura dell'exchange year: da un giorno all'altro ci si ritrova soli, come rinati, di fronte ad una nuova casa che dovrà essere nostra per un anno, e di fronte a gente di cui ignoravamo l’esistenza fino a qualche mese prima, ma anche fino a qualche settimana prima, per i meno fortunati nell'assegnazione delle famiglie. E quante domande sorgono nei primi momenti passati nel nuovo mondo? Quanti dubbi e quante preoccupazioni? Non si è sempre sicuri al 100% di avere la forza di non demordere e di riuscire a creare una vita completamente nuova, ma questo dubbio ha sempre la possibilità di essere annientato da quell'audacia che ci ha fatto prendere questa “pazza” decisione di partire. E pazza è, in questa occasione, la parola ideale, carica di diversi significati. Perché abbiamo scommesso su noi stessi, ma ciò che veramente otterremo alla fine di questo lungo viaggio è nascosto nella nostra metaforica via verso Itaca, non ci è dato sapere cosa sarà veramente e chi diventeremo.

Questo è un momento molto delicato, e lo è ancor di più per dei ragazzi che hanno sedici o diciassette anni. Con che occhi dovremmo guardare il mondo per adattarci? Forse con occhi che non abbiamo mai avuto, neutri, che non si soffermino a continui paragoni tra quel che era e quel che è adesso. Dovremmo buttarci alla scoperta, osare, non avere quella classica paura che ci ostacola quando fronteggiamo qualcosa di poco familiare.Comportarci con l’occhio del turista interessato che non ha paura delle brutte figure e della sua strana apparenza, soltanto perché potrebbe sembrare diversa. Accettare la propria diversità è una delle chiavi essenziali per adattarsi. Ciò riguarda la costruzione dei nuovi rapporti. I primi giorni è naturale sentire mancanze e percepire perdite, e quanto di più curioso ci possa essere in questa situazione è che una nostra scelta ci stia sembrando una condanna.

Tutto ciò che ci passa per la mente è quasi un processo automatico e involontario che funge da lezione per adattarci. I pianti, le mancanze, i falsi e istantanei rimorsi potrebbero sembrare segni di debolezza, ma sono soltanto il simbolo di quel primo impatto così strano alla nuova vita. Abbiamo in realtà quello che volevamo, ma dobbiamo ancora realizzare ciò, è necessario soltanto un po’ di tempo. Avevamo a lungo sognato e fantasticato su quell’anno che sarebbe dovuto essere ideale, e nei primi momenti abbiamo il timore che le cose non vadano come ci eravamo prefigurati.

Ma col passare dei giorni ci si abitua, tutto diventa sempre più familiare e le preoccupazioni diminuiscono, la gente ci dà dei segni, la loro accoglienza ci avvia verso il nostro agio nel nuovo contesto. È un lungo arco di tempo curioso, perché questi ragazzi hanno così coraggio a compiere questo cammino così graduale, vivendo un passo alla volta, dei giorni che nella loro testa possono sembrare vuoti, perché si è passati dalla massima espressione della loro vita a una rinascita in un mondo nuovo. Ma loro sono così forti, ognuno nella sua singolare situazione, a fronteggiare sfide così difficili, a volte iniziali problemi relazionali con la nuova famiglia , nuove abitudini.

Durante l’adattamento si incontrano e scontrano nella nostra mente migliaia di pensieri e sensazioni, e noi permettiamo ad ogni tipologia di esse di penetrare nella nostra mente perché siamo così pieni di dubbi che non sappiamo davvero cosa stiamo facendo.

Tutto ciò, tuttavia, non deve trarre in inganno: non è un periodo no, è un periodo totalmente neutro. Si alternano grandi momenti, a momenti mediocri e bassi. Siamo in una terra di mezzo: sta a noi decidere se tornare alla vecchia vita o resistere, e con tanta fatica e sacrifici, accedere alla nuova. Dimentichiamo ogni cosa per un istante, le nostre scelte, il nostro arrivo e la nostra mente si chiede: Che ci faccio qui? E perché? Sembra soltanto un sogno. Ma la nuova vita col tempo ci eccita, siamo usciti dall’ordinario e siamo pronti a scoprire il nuovo mondo. Ogni exchange student è come un personaggio in un’Odissea mai scritta: pronto a fare tesoro di ogni esperienza, ma inevitabilmente soggetto alla tempesta che Poseidone gli lancia, che è l’esatta metafora dell’adattamento.

Ma siamo anche come il mito di Teseo e il Minotauro: ci siamo buttati in un labirinto e ci resta da ammazzare quel Minotauro che rappresenta i nostri ostacoli iniziali e trovare la giusta via per adattarci.

Via al nuovo mondo!

Marco

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